Visualizzazione post con etichetta Modellidaex-stirpare. Mostra tutti i post

CASTA-mente povero. Sottotitolo: l'è un fat evéra (direbbe Marescotti)


posted by Nela San on

3 comments

In un martedì prenatalizio entrate in profumeria di primo pomeriggio. 
Vi aspettate sia desolatamente vuota, invece vi ritrovate a mettervi in fila (lunga) per attendere il vostro turno per essere serviti, a dispetto del ritornello sulla crisi e i consumi in caduta libera.

Ed ecco che entra lui. 
Signorotto di mezz'età. 
Di quelli col sorriso di convenienza perennemente stampigliato sul viso, sia quando viene sentito in tribunale (per una vicenda non proprio limpida su cui è indagato), sia quando parla con i clienti.

Il "signorotto" in questione appartiene ad una casta, pardon, ad un famiglia di persone impegnate in politica nella regione, a vari livelli, più o meno alti. 

Con una logorroica invasione di campo riesce maldestramente a passarvi davanti, impalmando complimenti alla commessa che si è resa disponibile a indicargli lo scaffale del deodorante che lui, maldestramente, da solo non trovava. 
Questo accade con tanto di alibi a profusione nell'ammettere che: "E' il deodorante che prendo sempre, ma oggi proprio non lo trovavo!".
Vi attendereste quindi che paghi e se ne esca dal negozio dopo gli auguri di rito e tutto finisca nello scavalcare chi lo precede solo per un banale deodorante e invece...

invece eccolo chiedere alla commessa di mostrargli un sontuoso copricapo da donna in pelliccia e voi non vi accanireste a guardarlo per fargli capire che sarebbe stato il caso almeno di attendere il proprio turno, se non fosse che, vostro malgrado, assistete alla conversazione alla cassa.

- Questo per la mia bimba è proprio un bel regalo, però dovete farmi lo sconto. Quanto mi fate pagare? Perché io sono povero, lo sapete!

La commessa chiede alla titolare che interviene
- Possiamo farLe seicentonovanta euro, scontato. Ma mi creda, è un pezzo veramente unico. Regalato.
- Sì, sì. Ma di che animale si tratta?
La commessa guarda nell'etichetta e sancisce:
- Visone.
- Ah, ecco, mi sembrava non potesse essere una "semplice" volpe. Mi raccomando -dice porgendo la carta di credito - per un regalo del genere mi vorrà un pacchetto importante. Mi raccomando! - e continua dopo un sospiro - E pensare che ero entrato solo per prendere un deodorante!

Episodio strano? No,  l'è un fat evéra, come direbbe Marescotti. 
E' un fatto vero.
Scritto così, esattamente come si è verificato.
Se sia da taggare come:
"Modellidaex-stirpare"
"Azione ACCETTA-bile"
può deciderlo chiunque di voi.

In fondo, in questo Natale, non so quanti siano i poveri, ma, di sicuro, so che siamo tutti più buoni. 

In viaggio con Tsu-Dely


posted by Nela San on

2 comments

Stamattina, alzandovi, vi siete guardate allo specchio con occhio torvo.
E non soltanto perché era lunedì.
Mentre mi lavavate i denti,  il motivetto continuava a frullarvi in testa 
Six o'clock already 
I was just in the middle of a dream
I was kissin' Valentino 
By a crystal blue Italian stream
But I can't be late
'Cause then I guess I just won't get paid
These are the days
When you wish your bed was already made

It's just another manic Monday 
I wish it was Sunday 
'Cause that's my funday
My I don't have to runday
It's just another manic Monday

Have to catch an early train
Got to be to work by nine
And if I had an air-o-plane 
I still couldn't make it on time
'Cause it takes me so long
Just to figure out what I'm gonna wear
Blame it on the train 



e voi lì, a pensare che non poteva essere una semplice coincidenza che le Bangles, che lo cantavano ben 25 anni fa,  erano anche le interpreti di Walk like an Egyptian.


Ora si dà il caso che proprio oggi  sia il fatidico manic Monday.
Sveglia alle six o'clock, 
non avete sognato che stavate kissin'Valentino...
ma, come le Bangles, avreste desiderato it was Sunday,
dovete catch an early trainscarrozzando un trolley su è giù, 
probabilmente prendere un taxi, una navetta o un abusivo, perché 
you had an airplane to Egypt.


Non è finita. Tutto il viaggio sarà con 

Lady Tsu-Dely. 


Adesso è spiegato l'occhio torvo. Blame it on the journey fellow.


Il Nilo almeno, quando esondava, portava con se' qualcosa di fertile... 

Colpo di grazia


posted by Nela San on

4 comments


Immaginate di alzarvi come ogni giorno lavorativo. 
Colazione, montate in auto direzione lavoro. 
Accendete l'autoradio e sentite le disgrazie della  povera patria ridotta così da dei disgraziati.
Vi fermate al bar per il primo caffè e i primi commenti che sentite sono su quella disgraziata di Belen che si è fatta mettere incinta da Corona.
Proseguite al lavoro e siccome le disgrazie non vengono mai sole, vi accorgete che chi doveva fare un lavoro per conto vostro ne ha fatto un 50% male e l'altro 50% non l'ha fatto.
Andate in pausa pranzo, accendete la radio, risentite elencare le disgrazie italiane, ascoltate i commenti su come potrebbe cadere in disgrazia Belen se, una volta partorito, rimanesse vecchia (?!) e grassa.
Ritornate al lavoro. 
Disgraziatamente la situazione pomeridiana non migliora, giacché anche il vostro computer ha deciso di non essere nel suo...stato di grazia.
Vi rincuorate pensando che tutto passa e che questa sera avete la seconda lezione della lingua straniera che trovate così "aggraziata" per cui avete deciso - incautamente - di buttarvi a studiarla.


E lì, in classe, vi ritrovate di nuovo davanti il compagno di classe graziato dopo un infarto, che non sta fermo un attimo, parla e commenta a voce alta, si gira in continuazione e nell'ultima pagina del suo quaderno ha deciso bene di fare un grazioso schemino coi nomi di tutti quelli che seguono il corso.


Si gira quindi verso di voi per sapere il vostro nome.
Dopo avervi posizionato nel suo schemino, torna a girarsi e nel mediocre tentativo di ingraziarsi la vostra persona, vi apostrofa:
"Tu sei una donna che meni le mani?"
"???"
"No, volevo sapere se ti spazientisci, se vedi che mi muovo troppo, parlo troppo, mi giro troppo, etc etc."


Poiché a fine giornata non siete state in grado di raggiungere la grazia sublime, non è un caso se avete dovuto contenervi graziosamente per non rispondergli:


"No, non meno le mani. Io uccido direttamente".

L'infinito vociare


posted by Nela San on

2 comments



Su segnalazione di Lovi nel suo blog chicktothebone la settimana scorsa ho aderito alla campagna di adozione di parole della lingua italiana, promossa dalla Società Dante Alighieri.

Poiché Alegra-mente vostra, ha un taglio ironico-sarcastico e cerca di sottolineare alcuni comportamenti od espressioni di decadenza culturale dei nostri tempi, la scelta del vocabolo non è stata difficile.

Oltretutto, nel finire della stessa settimana la parola in questione, per la precisione trattasi di un verbo, calzava proprio a pennello per esemplificare una situazione a cui, involontariamente, ho assistito. 

Dunque:
Fiera.
Quattro persone un po' annoiate sedute ad un tavolo nello stand.
Una quinta, in arrivo, indossa ancora il cappotto e brandisce la tradizionale valigetta porta-computer.
Si avvicina al tavolo dei quattro.
- Salve, salve. Sì sono arrivato adesso. Oh, per venire a salutare voi, ho anche fatto a meno di andarmi a fare una pisciata!

Ho avuto conferma di aver visto giusto nell'adottare questo verbo. 
Verbo che va tutelato. 
Motivazione: 
al giorno d'oggi viene usato da pochi. A parole. All'atto pratico, invece è pienamente abusato. 

imbarbarire

[im-bar-ba-rì-re] v. (imbarbarisco, imbarbarisci ecc.)
  • • v.tr. [sogg-v-arg] Rendere rozzo o incivile qlcu.; corromperne i costumi: i. una popolazione || i. una lingua, contaminarla con barbarismi
  • • v.intr. (aus. essere) [sogg-v] Diventare rozzo, incivile SIN degenerare
  • • imbarbarirsi
  • • v.rifl. [sogg-v] Divenire rozzo; ridursi a uno stato di inciviltà
  

 

Uomini che tallonano le donne


posted by Nela San on

No comments



Si sa! Alle fiere bisogna accalappiare il contatto. Quando si trova,  qualcosa da bere, scambio biglietti e si inizia a parlare con convincente ottimismo stampato sul viso.


Se intanto passa di fronte allo stand un conoscente, la reazione può essere:
- lieve cenno col capo vostro=ti ho visto, ma adesso sono impegnato;
- vostro gesto più plateale verso chi sta passando, tipo: mano verso l'orecchio= ti telefono poi, o semplice rotazione circolare del polso con indice esteso in orizzontale=ci vediamo dopo.


C'è però chi contravviene queste semplici consuetudini fieristiche. 
Parliamo del nostro uomo, che chiameremo Macario, e della sua interlocutrice-vittima, che oggi, per ragioni di tecnica narrativa, nomineremo come Maddalena.


SIPARIO
Fiera, stand in angolo, tavolo alto a bordo stand per braccare clienti. 
Macario seduto-in-improbabile-equilibrio su sgabello alto. 
Troppo alto per lui. 
(Macario pensa che per la prossima edizione dovrà ricordarsi di segnalare la sua altezza al garrese all'arredatore dello stand).


Maddalena è in navigazione a vista, lontana dal suo stand, veleggia per padiglioni, curiosando fra gli espositori.
Si accorge troppo tardi di essere di fronte a quello di Macario. 
Fortunatamente lui è con un cliente e per le regole sovraesposte...
Errore. Viene accalappiata anche lei.
- Ciao, come stai? Entra! Vieni che ti presento a Mr. ehm...- Macario guarda il biglietto di chi gli è seduto di fronte - Mr. Lev can I introduce you Ms Maddalena, she was working  before me in the company.


Seguono frasi e convenevoli di prammatica, con il cliente che abbozza, Macario che continua a parlare, Maddalena che guarda il cliente-pesce-fuor-d'acqua, finché riesce a liberarsi dalla situazione imbarazzante, saluta e riprende il suo giro.
O meglio, vorrebbe riprendere il suo giro.


Si è allontanata di circa una decina di metri, quando si sente una voce fra il disperato e l'ansimante urlare alle sue spalle:
- Maaaaaaaaddyyyyyyyy!


Ora: per capire come ci si può sentire ad essere apostrofate così, nel bel mezzo di una fiera internazionale, in un padiglione dove non c'è alcun macchinario in funzione a coprire quest'urlo, si deve ricorrere ad una sequenza di uno dei più famosi film di Sergio Leone, quando Lee Van Cleef si volta...




- Maddalena, scusa, ti ricordi come si chiamava l'agente che avevamo in Israele quando c'eri tu?
- ??
- Sai volevo chiedere a Mr. come-si-chiama se lo conosceva...
- Ma, Macario, lo dovresti conoscere! Era nostro agente, ma da quando ci sei tu è passato alla vostra concorrenza!
- Ah, sì, è vero...allora torno da lui e è meglio che non glielo dica.
- Sì, Macario, sì.


Macario gira i talloni e si allontana per tornare dal cliente piantato in asso e che lo sta osservando sgomento e appollaiato sullo sgabello.
Maddalena invece guarda due signori di fianco a lei in uno stand spagnolo che hanno assistito alla scena divertiti, ma hanno visto solo il labiale.


Maddalena non li conosce. Non entrerà nel loro stand.
Come da regola sopra esposta, avrebbe voglia di fare una semplice rotazione circolare del polso con indice esteso, ma in verticale. 
Non per dire un ci vediamo dopo agli spagnoli, ma per significare: scusatelo, gli manca qualche rotella.


SIPARIOOOOOO.




L'ECCELLENZA DEL (CAFON)-DANDY


posted by Nela San on

2 comments


Incontro fra export manager delle eccellenze italiane del settore alimentare con una delegazione di un paese cosiddetto emergente, (di quelli che ancora credono nell'Italia, e qualcuno ancora esiste).


Si inizia con un giro di tavolo in cui ogni export manager introduce in sintesi l'azienda che rappresenta.


Prima scoperta.
Se non fosse perché tutti gli uomini sono elegantemente incravattati in abiti rigorosamente made-in-Italy, verrebbe quasi da pensare di essere in una scuola serale di Inglese per principianti, giacché molti incespicano nelle rispettive presentazioni. Fino all'ultimo.


Seconda scoperta.
L'ultimo è una vera perla di dandy.


Nell'abbigliamento somiglia al nostro Oscar, con tanto di fazzoletto bianco da taschino. 
Se non fosse che lui, al posto del pantalone, di gessato ha la camicia, nera a righe bianche, come collo e polsini, tipo mafioso anni del proibizionismo.


Nel viso somiglia al nostro Oscar, con lo stesso sguardo distaccato. 
Se non fosse che lui, al posto dell'aristocratico pallore, sfodera un'improbabile abbronzatura da spiaggia a 3000 raggi UVA o giù di lì.


Nella postura somiglia al nostro Oscar...No, in questa no!
Gli manca la sigaretta.
Poi la nostra perla non fa nemmeno finta di alzarsi come tutti gli altri. Rimane mollemente seduto, con la gamba accavallata sull'altra, un gomito poggiato su quella accavallata e introduce così la società che rappresenta, leader in un segmento settore dei dolciari, conosciuta su tutto il territorio nazionale e di cui improvvisamente mi viene in mente il ritornello-tormentone che passava a Carosello.


Eccellenza italiana rappresentata da eccellente cafon-dandy. 
Non stupiamoci di quale immagine diamo all'estero, a tutti i livelli.


La vera perfezione dell'uomo non sta in ciò che l'uomo ha, ma in ciò che l'uomo è.
Indovinate chi lo diceva.