Archive for novembre 2011

Abbondanti abbandoni


posted by Nela San on

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Ci sarebbe da chiedersi perché, ogni volta che partecipate a un reading, vere e proprie maratone di opere classiche, a voi vengono sempre assegnati ruoli di donne...perdenti.


Nell'Orlando Furioso impersonavate Olimpia, abbandonata su una spiaggia dal suo promesso sposo, Bireno, che si innamora di un'altra. 


Arrivate all'Eneide "comparsate" la figura di Anna, che suo malgrado si ritrova complice nel suicidio di Didone, pazza di dolore dopo l'abbandono di Enea.
Per non parlare di Amata, della quale dovete mettere in risalto la sua fobia per Enea e tutti i suoi uomini, i troiani.


Ebbene:  è la faccia, il pathos con cui declamate o cosa?


Niente di tutto ciò. 
Più semplicemente nelle opere classiche come nei romanzi o nella lirica, chi vive il dramma dell'abbandono è sempre una figura femminile.


Quello che ci si augura è che, se Olimpia fosse personaggio dei nostri giorni e venisse abbandonata su una spiaggia, ne approfittasse per spalmarsi una bel solare fattore di protezione 30, ordinasse una sdraio e, dopo esservisi sdraiata, si leggesse un bel libro con il viso rivolto al mare. 


Così, alegra-mente attendesse il tramonto sul mare e trascorresse...giorni felici.


PS L'immagine è tratta dallo spettacolo teatrale, Giorni Felici, con Adriana Asti, ma io intendevo giorni felici, senza pistole.   

Hera meglio il tuk-tuk!


posted by Nela San on

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Ore 8.15 di una mattina nebbiosa
Sulla strada provinciale, nello stesso senso di marcia, davanti a voi un'allegra file di tre .... Paperelle?
No! 
Trattasi di tre apecar dell'Hera, elefantiaca S.P.A. (sì, avete capito bene, SpA) della monnezza-crazia,  e di altre cosette varie, fra cui un servizio di onoranze funebri, speriamo non creato per ottimizzare smaltimenti ed inceneritori con i cari estinti.


A smentire lugubri umorismi ci pensa invece la brillante illuminazione della torre di un termovalorizzatore, che, di notte, in barba al risparmio di energia, emana più luce di un'altra ben più celebre, senza peraltro venir visitata come la parigina. 



Sarcasmo a parte, mentre guidate e li guardate tutti e tre disciplinatamente in fila, pensate ai loro cugini indiani.
(Source: Nela San)
Quei tuk tuk che a Delhi o Mumbai girano in felici e indisciplinati gruppi, caricando turisti e locali di (quasi) ogni casta. Aromatizzati agli incensi in onore di Ganesh. Sonorizzati con casse strillanti musiche occidentali o bollywoodiane dietro al passeggero. Guidati a fari spenti nella notte e strombazzanti i loro clacson a tutte le ore.

Mentre ripensate alla vostra esperienza indiana, realizzate che le prime due aperelle stanno sempre più distanziando quella davanti a voi, la cui velocità si sta progressivamente smorzando in concomitanza ad un andamento zigzagante abbastanza strano per essere su una provinciale in Italia.

Un tuk tuk indiano riciclato (mai termine più appropriato) ad utilizzo trasporto rifiuti?

Avendo cura di preavvertire con leggero colpo di clacson, decidete di superarlo. 
Tutto in regola, pensate. Nessun divieto di sorpasso e limiti di velocità mantenuti.

E invece... 
Al termine della manovra, guardando nello specchietto retrovisore, capite il motivo del zigzag. 

Il conducente stava telefonando.
Non solo...

Oltre all'impegno nella telefonata e nel zigzag, il suddetto si impegna di più. Abbandona il volante con l'unica mano libera per mandarvi un plateale segnale di andare a quel paese!

Ebbene:
caro operatore dell'Hera, consumatore di telefonia mobile e (termo)-smaltitore di rabbia, io, a quel paese, quello dei più felici conduttori dei cugini del tuo apecar, ci andrei.

L'incauto guidatore Extra-comune-Bassa


posted by Nela San on

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Aver penetrato almeno un po' la nebbia del mistero accresce l'autostima del lettore.

Malgrado i mutamenti politici, storici, geografici e climatici, ci sono fenomeni che permangono. 
Statici e immutabili, osereste quasi definirli eterni, se solo non fosse che voi, in eterno, non vivrete di certo per averne conferma.

Quello in questione si verifica immancabilmente da Dicembre a Febbraio inoltrato. Nel peggiore dei casi, come quest'anno, già a fine Ottobre.
Da ormai più di sette lustri, il suo primo manifestarsi stagionale vi fa lanciare improperi.
Si materializza quando, lasciato alle spalle il paese natale direzione luogo di residenza, al km 11,3 si entra nel Paese di Mezzo, la Bassa di mezzo o semplicemente la Bassa.

Lì si paga pegno per il solo fatto di superare un dislivello. 
Enorme. Ma non per valore assoluto.
Si  scende da 47 a 26 metri s.l.m., ma le grane sono da discesa agli inferi. 
Non si tratta di pagare il mitico Un fiorino! del film Non Ci Resta Che Piangere con Troisi e Benigni. 
Non si tratta di penetrare almeno un po' la nebbia del mistero, accrescendo l'autostima del lettore, come pontificava Chandler. 
Si tratta, invece, di immergersi completamente ne LA NEBBIA. 
Fenomeno che fino al km 11,299 non c'era e che compare al km 11,3 accrescendo la mancanza di stima per l'automobilista davanti a voi.

Ora, mentre si rallenta perché l'incauto guidatore Extra-comune-Bassa vi frena a ogni paracarro e vi sta facendo l'abbronzatura UVA con il suo faro antinebbia posteriore, voi riflettete sugli scrittori di gialli che hanno parlato di Nebbia.
Per dettagli sulla riflessione in stile gialli-e-geografie clikkare qui.

Fortunatamente il guidatore extra-comune-bassa è sparito, forse dissolto o fagocitato da Nebbia. 
Voi non avete risposta su: Chi è la più Nebbia del reame? - ma di sicuro una cosa la sapete:

L'essenziale è che alla fine rimanga un po' di nebbia che lo scrittore possa soffiare via.
Sapete di non essere d'accordo, per questa volta, con le affermazioni (in arancione) di Raymond Chandler, che così concludeva una delle sue dieci regole per scrivere un buon romanzo giallo. 

Sarà forse per questo che a voi i gialli dei romanzieri statunitensi non sono mai piaciuti?


In compenso, la statua di Baracca (qui fotografata da David Farrell), anche con la nebbia, vi piace molto.

Simbiosi MUTUA-listica


posted by Nela San on

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Ufficio della segretaria del medico della mutua.
15 minuti prima della chiusura.
- Buona sera, dovrei ritirare l'impegnativa per ...
- Sì, un attimo - la segretaria cerca nel classificatore e, diligentemente, prima di porgervelo,  legge la dicitura dell'esame in questione.


Poiché la medicina non è il vostro campo e la terminologia che vi è stata appena recitata, differisce da quanto vi era stato richiesto, chiedete qualche spiegazione. 


- Non saprei.... Beh, si in effetti, ah, Lei dice... Qui c'è scritto...Non saprei. - prosegue in un bisbiglio - Adesso provo a chiamarlo al telefono, così chiarisco.


10 minuti alla chiusura


Battito insistente di denti come fossero nacchere, occhi sgranati, vi guarda
- Non mi risponde, riprovo fra cinque minuti.
- Va bene, attendo qui fuori.


4 minuti alla chiusura
- brs ssmtt trasss
Pensando che stia parlando con il medico e abbia bisogno eventualmente di farvi delle domande, vi affacciate sulla soglia e la vedete  confabulare al suo cellulare personale, che spegne appena il suo sguardo incrocia il vostro.
Sorriso di circostanza.


3 minuti alla chiusura
- Non mi risponde...ma c'è qualcuno dentro?
- Immagino di sì, probabilmente era già dentro quando sono arrivata io.
- Ah! E lì, in sala d'attesa, c'è qualcuno?
Disponibili, fate il controllo e le date conferma.
Lei si alza dalla sedia da cui non ha la situazione sotto controllo, attraversa il corridoio e raggiunge la sala dove c'è la persona che attende di entrare.
- Scusi, lei deve andare dentro?
Soddisfatta di una risposta che era ovvia, vi ripassa davanti.
- Allora riprovo - nuovamente le nacchere dentali in azione e disperato movimento del capo in atto di diniego, per una risposta che non arriva.
Esce il paziente dall'ambulatorio.
- Guardi, se vuol riprovare adesso, il paziente è uscito.
Ritenta.


2 minuti alla chiusura.
- Noooo, non mi risponde! Cosa dice? Sarà al cellulare?
Si rialza, raggiunge di nuovo la sala d'attesa, e si rivolge alla stessa persona di prima.
- Lei è ancora lì? 
- Scusi?!
- Lei non è ancora entrato, vero?!
Con un certo sconcerto, ascoltate la risposta.
- No, io sono entrato adesso, ma devo ancora entrare lì.


Mentre voi ragionate sull'uso improprio dei verbi e la segretaria sta forse per lanciarsi in un'altra indagine su chi sia entrato, chi uscito, chi al cellulare e perché quella dannata impegnativa le crei dei problemi proprio quando sta per andarsene, ecco aprirsi la porta e comparire il medico-salvatore.


1 minuto alla chiusura
- Ah, dottore volevo chiederLe...
Le delucidazioni vengono date.
La segretaria lancia un rapido sguardo di sottecchi all'orologio nel muro.


Ora di chiusura. 
Sembra intravedere che quasi la sfugga un sospiro di sollievo.
- Allora dottore, sono le 18. Io vado.

Noi si preferiva la Signora Cecioni, almeno quella, quando partiva nei suoi dialoghi, lo faceva con stile.


Chi è la Signora Cecioni?
Un assaggio qui.

Galli, galline e porcellum


posted by Nela San on

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In questi tempi di crisi nera, di lacrime e sangue, quando anche ascoltare la radio nel tragitto casa-lavoro non aiuta a rasserenare l'inizio di giornata (e quindi è meglio tenerla spenta), anche un semaforo rosso può peggiorare la situazione.


Un semaforo che vi obbliga a sostare dietro un camion telonato su cui leggete il nome dell'azienda, ma, soprattutto, il comune di appartenenza: Strangolagalli.


Esite o è uno scherzo? No, non è uno scherzo del destino di questi tempi. 
Il paese in questione esiste veramente ed è in provincia di Frosinone.


Da lì e dal semaforo verde ripartite con le elucubrazioni da travet.


Frosinone=Lazio=Roma=Parlamento=chi salta da un partito all'altro= galli da strangolare...


Se ci sono galli,  le galline anche non mancano.

Quante stupide galline che si azzuffano per niente!


E' normale che il Porcellum ci sia dove ci sono delle galline!


Sul ponte sventola bandiera bianca, cantava Battiato...
Anche con la radio spenta, le miserie di casa nostra ci accompagnano al lavoro.
Allora meglio accenderla, sentire un CD,  Sorry I'm a lady!



(film Mine Vaganti - Ferzan Özpetek)

Colpo di grazia


posted by Nela San on

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Immaginate di alzarvi come ogni giorno lavorativo. 
Colazione, montate in auto direzione lavoro. 
Accendete l'autoradio e sentite le disgrazie della  povera patria ridotta così da dei disgraziati.
Vi fermate al bar per il primo caffè e i primi commenti che sentite sono su quella disgraziata di Belen che si è fatta mettere incinta da Corona.
Proseguite al lavoro e siccome le disgrazie non vengono mai sole, vi accorgete che chi doveva fare un lavoro per conto vostro ne ha fatto un 50% male e l'altro 50% non l'ha fatto.
Andate in pausa pranzo, accendete la radio, risentite elencare le disgrazie italiane, ascoltate i commenti su come potrebbe cadere in disgrazia Belen se, una volta partorito, rimanesse vecchia (?!) e grassa.
Ritornate al lavoro. 
Disgraziatamente la situazione pomeridiana non migliora, giacché anche il vostro computer ha deciso di non essere nel suo...stato di grazia.
Vi rincuorate pensando che tutto passa e che questa sera avete la seconda lezione della lingua straniera che trovate così "aggraziata" per cui avete deciso - incautamente - di buttarvi a studiarla.


E lì, in classe, vi ritrovate di nuovo davanti il compagno di classe graziato dopo un infarto, che non sta fermo un attimo, parla e commenta a voce alta, si gira in continuazione e nell'ultima pagina del suo quaderno ha deciso bene di fare un grazioso schemino coi nomi di tutti quelli che seguono il corso.


Si gira quindi verso di voi per sapere il vostro nome.
Dopo avervi posizionato nel suo schemino, torna a girarsi e nel mediocre tentativo di ingraziarsi la vostra persona, vi apostrofa:
"Tu sei una donna che meni le mani?"
"???"
"No, volevo sapere se ti spazientisci, se vedi che mi muovo troppo, parlo troppo, mi giro troppo, etc etc."


Poiché a fine giornata non siete state in grado di raggiungere la grazia sublime, non è un caso se avete dovuto contenervi graziosamente per non rispondergli:


"No, non meno le mani. Io uccido direttamente".