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The Iron Lady, che in Romagna diventa: l'azdora ad fer


posted by Nela San on

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Due cose sono moralmente importanti nel divulgare notizie sul web, correlandole con foto.
La prima: la difesa della privacy.
La seconda: la fedeltà d’informazione.

Questa la premessa per motivare il ritardo nella pubblicazione del post.

Arrivate alla fermata semaforica, dove periodicamente vi trovate davanti una piccola utilitaria, non di ultima, né tantomeno di terz’ultima generazione. Di quelle, per intenderci, risalenti a quando non era ancora stato battezzato l’Euro-livello delle loro emissioni di anidride carbonica.

Come sempre, lo sguardo cade sulla piccola vetrofania della vetturetta e voi cominciate a pensare quale chiave di lettura potrebbe esser data all’adesivo.

Un inglese potrebbe associarlo a:

Extensive Delays, immaginandovi l’elogio della lentezza,
Road Work Ahead, vedendone il lato maliziosamente materiale,
ad un mite Sorry For Any Delay,
o, infine, ad un più ironico When Red Light Shows Wait Here.

Ma non è questo ciò che ha fatto ritardare la pubblicazione.

Voi volevate essere sicuri che l’auto non fosse sempre guidata dallo stesso conducente, ipotizzando si trattasse di: 
a-       una ”maldestra” auto di cortesia di una carrozzeria,
b-       la vettura di un neo-patentato, occasionalmente prestata a…
c-       l’usato acquistato da uno straniero, ancora con poca dimestichezza con segnali e linguaggio insiti nella vetrofania.

Il soggetto della vetrofania?


Ora volete sapere chi era il conducente?

Per questione di privacy, ovviamente non si può mostrare. Si può però dire trattarsi di:
una simpatica signora di terza età.

PS: il segnale circolare che appare sotto all'adesivo, che si presta al bisenso non solo come indicazione stradale, non è frutto di fotomontaggio, ma di una più che fortuita inquadratura del fotografo fermo all’incrocio.

Hera meglio il tuk-tuk!


posted by Nela San on

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Ore 8.15 di una mattina nebbiosa
Sulla strada provinciale, nello stesso senso di marcia, davanti a voi un'allegra file di tre .... Paperelle?
No! 
Trattasi di tre apecar dell'Hera, elefantiaca S.P.A. (sì, avete capito bene, SpA) della monnezza-crazia,  e di altre cosette varie, fra cui un servizio di onoranze funebri, speriamo non creato per ottimizzare smaltimenti ed inceneritori con i cari estinti.


A smentire lugubri umorismi ci pensa invece la brillante illuminazione della torre di un termovalorizzatore, che, di notte, in barba al risparmio di energia, emana più luce di un'altra ben più celebre, senza peraltro venir visitata come la parigina. 



Sarcasmo a parte, mentre guidate e li guardate tutti e tre disciplinatamente in fila, pensate ai loro cugini indiani.
(Source: Nela San)
Quei tuk tuk che a Delhi o Mumbai girano in felici e indisciplinati gruppi, caricando turisti e locali di (quasi) ogni casta. Aromatizzati agli incensi in onore di Ganesh. Sonorizzati con casse strillanti musiche occidentali o bollywoodiane dietro al passeggero. Guidati a fari spenti nella notte e strombazzanti i loro clacson a tutte le ore.

Mentre ripensate alla vostra esperienza indiana, realizzate che le prime due aperelle stanno sempre più distanziando quella davanti a voi, la cui velocità si sta progressivamente smorzando in concomitanza ad un andamento zigzagante abbastanza strano per essere su una provinciale in Italia.

Un tuk tuk indiano riciclato (mai termine più appropriato) ad utilizzo trasporto rifiuti?

Avendo cura di preavvertire con leggero colpo di clacson, decidete di superarlo. 
Tutto in regola, pensate. Nessun divieto di sorpasso e limiti di velocità mantenuti.

E invece... 
Al termine della manovra, guardando nello specchietto retrovisore, capite il motivo del zigzag. 

Il conducente stava telefonando.
Non solo...

Oltre all'impegno nella telefonata e nel zigzag, il suddetto si impegna di più. Abbandona il volante con l'unica mano libera per mandarvi un plateale segnale di andare a quel paese!

Ebbene:
caro operatore dell'Hera, consumatore di telefonia mobile e (termo)-smaltitore di rabbia, io, a quel paese, quello dei più felici conduttori dei cugini del tuo apecar, ci andrei.

L'incauto guidatore Extra-comune-Bassa


posted by Nela San on

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Aver penetrato almeno un po' la nebbia del mistero accresce l'autostima del lettore.

Malgrado i mutamenti politici, storici, geografici e climatici, ci sono fenomeni che permangono. 
Statici e immutabili, osereste quasi definirli eterni, se solo non fosse che voi, in eterno, non vivrete di certo per averne conferma.

Quello in questione si verifica immancabilmente da Dicembre a Febbraio inoltrato. Nel peggiore dei casi, come quest'anno, già a fine Ottobre.
Da ormai più di sette lustri, il suo primo manifestarsi stagionale vi fa lanciare improperi.
Si materializza quando, lasciato alle spalle il paese natale direzione luogo di residenza, al km 11,3 si entra nel Paese di Mezzo, la Bassa di mezzo o semplicemente la Bassa.

Lì si paga pegno per il solo fatto di superare un dislivello. 
Enorme. Ma non per valore assoluto.
Si  scende da 47 a 26 metri s.l.m., ma le grane sono da discesa agli inferi. 
Non si tratta di pagare il mitico Un fiorino! del film Non Ci Resta Che Piangere con Troisi e Benigni. 
Non si tratta di penetrare almeno un po' la nebbia del mistero, accrescendo l'autostima del lettore, come pontificava Chandler. 
Si tratta, invece, di immergersi completamente ne LA NEBBIA. 
Fenomeno che fino al km 11,299 non c'era e che compare al km 11,3 accrescendo la mancanza di stima per l'automobilista davanti a voi.

Ora, mentre si rallenta perché l'incauto guidatore Extra-comune-Bassa vi frena a ogni paracarro e vi sta facendo l'abbronzatura UVA con il suo faro antinebbia posteriore, voi riflettete sugli scrittori di gialli che hanno parlato di Nebbia.
Per dettagli sulla riflessione in stile gialli-e-geografie clikkare qui.

Fortunatamente il guidatore extra-comune-bassa è sparito, forse dissolto o fagocitato da Nebbia. 
Voi non avete risposta su: Chi è la più Nebbia del reame? - ma di sicuro una cosa la sapete:

L'essenziale è che alla fine rimanga un po' di nebbia che lo scrittore possa soffiare via.
Sapete di non essere d'accordo, per questa volta, con le affermazioni (in arancione) di Raymond Chandler, che così concludeva una delle sue dieci regole per scrivere un buon romanzo giallo. 

Sarà forse per questo che a voi i gialli dei romanzieri statunitensi non sono mai piaciuti?


In compenso, la statua di Baracca (qui fotografata da David Farrell), anche con la nebbia, vi piace molto.